Lo sentiamo da tutte le parti ed in tutte le salse, ma cos’è veramente ‘sta blockchain?

Cerchiamo di capirlo in modo semplice e diretto, senza troppi giri di parole, come piace a noi di machebelloesserenoi!

Innanzitutto è una tecnologia, non è né il Bitcoin, ne un’altra Cryptovaluta, è una tecnologia sviluppata per lo scambio ed archiviazione di informazioni, nato nell’ormai lontano 1991, dalle notti insonni post mondiali di italia ’90, che belle nottiiiii magicheeeeeeeee, inseguendo un gooooool (lo so lo so – molti di voi ancora non erano nati e non sanno di che sto parlando – maledetti) … ma tornando a noi ed alla blockchain, praticamente non è stata mai usata ed implementata fino al decennio scorso, quando nel 2008 la buona mente del Satoshi Nakamoto si inventò Bitcoin, che appunto sfruttava tecnologicamente la “catena di blocchi”. Una bella dritta per voi da raccontare al bar: in realtà Satoshi non esiste, è solo uno pseudonimo che probabilmente identifica un gruppo di sviluppatori – di cui ad oggi è ancora sconosciuta la reale identità! Il mistero dei blocchi si infittisce, ma ora lo sbrogliamo insieme.

Non facciamo quindi la figura dei niubbi, Bitcoin e Blockchain son 2 cose molto diverse, ma ora ci arriviamo. Dicevamo poco fa che Blockchain è una tecnologia per lo scambio di informazioni, nello specifico è una struttura condivisa ed immutabile, costituita da blocchi di informazioni collegati tra loro in modo cronologico. Ogni singolo blocco è costituito da 3 elementi, le informazioni che si vogliono scambiare ne rappresentano il cuore ed elemento principale, mentre gli altri 2 elementi servono a mantenere la tecnologia e sono i codici “hash”, ovvero sequenze alfanumeriche; il primo di questi 2 codici hash presenti in ogni blocco è il risultato di una formula matematica sui dati contenuti nel blocco, e ne rappresenta la validità: se cambio anche solo 1 bit dei dati contenuti – il codice di hash cambia completamente; questo serve quindi per validare il blocco stesso ed evitare che qualcuno possa alterare i dati a suo piacimento. Il secondo codice hash è la “copia” del codice hash del blocco precedente nella catena e serve appunto per legare tra loro i 2 blocchi; in questo modo ecco che si crea la catena di blocchi, ovvero la blockchain.

Potremmo ora entrare nel dettaglio di come avviene il processo di validazione da cui deriva il codice hash, ovvero attraverso il mining, ma di questo parleremo tra qualche giorno più approfonditamente (NDR per i NERD: lunedì viene tradato CHIA ! Be super carefuuuuul!). 

Sappiate solo che ci sono diversi meccanismi per evitare attacchi alla rete per manometterne i dati, come ad esempio una determinata temporizzazione insita nell’algoritmo implementato dalla blockchain, per rallentare eventuali tentativi di ricalcolo del codice hash a seguito di modifica dei dati. Pensate se Miriam volesse modificare il destinatario di una spedizione di 3 bottiglie di Jack che il Qjo ha spedito a Sly, per farlo dovrebbe cambiare il nome del destinatario (in realtà il suo address pubblico – anche qui ci arriveremo) all’interno della transazione/spedizione, dovendo quindi ricalcolare il codice hash del blocco che la contiene e tutti i blocchi successivi. Insomma mi sa che Miriam molla il colpo ancora prima di iniziare ☺!

Infine tutta la rete blockchain, ovvero tutti i diversi blocchi che rappresentano i dati, sono distribuiti in identiche copie in diversi nodi nel mondo, collegati e sincronizzati tra loro tramite Internet: tipicamente chiunque entra a far parte delle rete può quindi “vedere” il contenuto dei dati, a garanzia della trasparenza tecnologica! Sfatiamo quindi il mito che alcune cryptovalute che usano la blockchain favoriscano l’illegalità, perché non è assolutamente così, on-chain è tutto tracciato e visibile!

“Tutto tracciato e visibile”


Infine ogni volta che viene chiuso un blocco (ad esempio nel caso di Bitcoin ogni 10 minuti) vengono confrontati tra loro i risultati di vari nodi, per “validare” il blocco che si unirà alla catena (e solitamente viene anche dato un “premio” a chi l’ha elaborato – tipicamente cryptovalute). Questo meccanismo di distribuzione dei dati rappresenta un ulteriore livello di sicurezza intrinseca, in quanto se volessi cercare di modificarli, oltre a dover ricalcolare il codice hash del blocco modificato e di tutti i relativi successori, dovrei farlo anche su almeno la metà dei nodi della rete (da qui il famoso attacco 51%).

I dati nei Blocchi ↓

Parliamo ora dei dati che possono esser contenuti in questi famosi blocchi che ormai son diventati nostri amici: non c’è limite alla fantasia, qualsiasi dato può esser memorizzato e condiviso tramite blockchain! Sicuramente i più famosi sono quelli economici relativi alle transazioni di cryptovalute (come appunto Bitcoin, la primo e più famosa), ma ci sono tantissime altre applicazioni, che vanno dalla logistica, alla contrattualistica (con gli smart contract – li vedremo più avanti), a cartelle cliniche, alle opere digitali firmate, da cui nascono i Non Fungible Token (NFT) che stanno prendendo sempre più piede. Insomma proprio tutto quello che volete memorizzare o condividere, lo potete fare tramite blockchain!

Aggiungiamo un ulteriore livello: come abbiamo capito la blockchain è solo una tecnologia, che può essere implementata in diverse modalità anche legate al tipo di dato contenuto; nel mondo quindi esistono tantissime blockchain che vengono elaborate in continuazione, la cui più famosa è sicuramente quella di Bitcoin – ma ormai è chiaro che sono 2 cose diverse, come dicevamo all’inizio!

E dopo questa bella shampata cryptologico informatica, ci vediamo alla prossima, dove inizieremo a vedere le basi delle cryptovalute, per poi iniziare a capire come eventualmente investirci, cos’è la DEFI, cos’è un wallet, etc etc etc!

Stay tuned… e che bello essere noi, ora anche un po’ nerdosamente tecnologici!


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